Friday, August 24, 2007

Pensieri del tè, Guido Ceronetti, último dos sábios

Due volte al giorno, verso le sei del matino e le cinque dellla sera, tazza ripetuta di Tè verde della Cina arriva con la sua infallibile virtù unitiva, confirmativa, risuscitativa, a disincagliarmi e a preservarmi da ogni specie d'inerzie, d'inebetimento, di abbattimento.
Messaggi clandestini, che trovano orecchio, avvolti in carta di riso, della Luce.
Non suono un Orientale. I miei gesti rituali non vengono dai Maestri; somigliano piuttosto ad un'abitudine carceraria, continuata negli anni. In piedi, sempre, vicino ad una finestra con la tendina scostata... Ma di Oriente orientante mi resta la fiducia che nell'uscire in giusta misura da se stessi , e abitualmente, non c'è nulla di pericoloso, e che vedere, sentire e incontrare spiriti non è inquietante.
Lo Spirito del Tè comincia appena disceso a operare. Leggere pressioni interne, agopunture invisibile, scatti tempestivi del sensorio, sampàn di lumettini, coloriture improvvise di silenzi, un susseguirse puntuale di eccitamenti che vanno dal'occhio interno (chè forse è un orecchio o una mano) lungo le disirrigidite vertebre, al coccige resurrecturo. Allora nel nuio molte finestrine tornano vive, e le parole faticano meno a ritrovare il loro principio negli spazi lontani. Pace del massaggio, radice del suono, bontà dello strofinamento to occulto. Guardare da una pause di connessione quel che è sconnesso e lacerato, è un momento senza morte. Fare arretrare di appena un poco il margine del finito, per molte ore rischiara.
Nel combattimento per contrastare mentalmente quel che nel tempo è verificabile come aggressione materialmente incontrastate della tenebra, da làmine liberatrice chè il Tè aiuta a ritrovare e a decifrare, imparo a non aborrire en eccesso le tenebre, per non distruggere le poche possibilità di penetrarne il segreto.
Senza curiosità disperata in continuo movimento, la disperazione non avrebbe limite.
Il soffio del Tè s'infondi negli angoli morti, non si sgomenta d'interrogare statue imbracate. Tra le crepe dell'arido introduce qualche sua goccia, allo scolorito ridà figura. Grattando le buche abbandonate ne fa uscire qualche suono di ribàb incantato. I pensieri non diventano miei con molta facilità; quelli miei chiunque se vuole può farli propii, qualunque sia el suo eccitante, senza bisogno di nome: il piensero non pronuncia né Tuo né Mio.

L'uomo beve il Tè perché lo angoscia l'uomo.
Il Tè beve l'uomo, l'erba più amara.


Copyright Adelphi Edizione S.P.A. Milano

Nota: Se por acaso conhecer outras excelsas dissertação sobre o espírito do chá, diga.

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